Sonata per attrice sola

Sonia Bergamasco incontra Anna Karenina. La racconta. La ascolta. La vive. La suona. Sonia suona Cajkovskij. Poi dal buoi, colpito da un fascio di luce, emerge un braccio. Bianchissimo. Frammento di donna. E' stato un frammento di Puskin a dare a Tolstoj l'idea di Anna Karenina. Nel frammento c'è una donna e sullo sfondo l'aristocrazia pietroburghese. Seguire il percorso creativo di Tolstoj nel corso dei cinque anni di stesura del romanzo: questo ha voluto fare Emanuele Trevi che con Sonia ha scritto il testo. A partire dal 1873 i progetti si susseguono. Tolstoj ne parla alla moglie, scrive tracce, scalette, appunti: Anna prima è una borghese brutta, grassa, malvestita, poi, tra incertezze, sospensioni, rifiuti, cancellazioni, slanci si fa strada la vera Anna, quella definitiva, energica, appassionata, vitale, dotata di un fascino inquieto, di uno sguardo magnetico, di un'energia interiore trascinante, di una disperata volontà, contro tutto e tutti, di vivere il suo amore. Il racconto della gestazione, tracciato da Trevi, sfocia nelle parole di Anna: le ultime, quelle prima del suicidio. Prove aperte di infelicità. Il pianoforte è sempre lì, aiuta a trovare il tono giusto nel racconto, la modulazione adeguata nel grido, lo spasmo esasperato nella passione. diventa insieme corpo d'amore, segno di disperazione, bara per la meta finale. Le luci magiche di cesare Accetta, maestro indiscusso, dialogano con l'attrice, inventano scorci, disegnano profili, accompagnano movimenti, sottolineano sussulti, accarezzano abbandoni, esaltano ribellioni. E Sonia è insieme Tolstoj, la sua coscienza, i suoi progetti, il suo itinerario creativo, sua moglie Sofia, e soprattutto Anna. E' un crescendo sconvolgente: Sonia si guarda nello specchio dell'anima, si contorce nel vuoto, invoca tenerezza, constata il fallimento affettivo, esplode in un odio livido, sordo per il mondo che è lì intorno, assiste e non capisce. E si chiude nella bara-cassa armonica, che è ormai definitivamente scordata.

Franco Malcovati - Hystrio 2/2012