[...] Giulia (Sonia Bergamasco), per esempio, la studentessa idealista che diventa membro delle Brigate Rosse, ha uno spessore, una verità così forte
che fa dimenticare che la sua traiettoria permette opportunamente alla sceneggiatura di trattare del terrorismo. I suoi personaggi, la sua
materia umana, sono la forza principale de La Meglio Gioventù [...] (...leggi tutto)
Le Monde - 22 maggio 2003

Nel magazzino dei ricordi

La memoria come dannazione, confusione, distruzione di ogni gerarchia di pensiero. Perché, diciamocelo, se ricordassimo tutto - tutto quello che ci viene insegnato e detto, tutto quello che ci capita, se non selezionassimo attraverso i sentimenti, gli umori e lo stato del momento il nostro patrimonio di esperienze, se non "rimuovessimo" il carico dei nostri ricordi - la nostra testa diventerebbe, per paradosso, il territorio del caos. E non può stupire che il caso e il caos raccontati in modi fascinosi ed eccentrici da Il mnemonista di Paolo Rosa, del gruppo milanese di Studio Azzurro, e cioè la storia (vera) di un violinista russo afflitto da una incoercibile memoria, abbia già conquistato l' attenzione di Borges, che ne ha tratto spunto per un racconto di Finzioni, e di Peter Brook, che ci ha costruito sopra uno spettacolo teatrale. La storia di S, primo violino di un' orchestra, uomo disperato per la sua straordinaria memoria, è stata raccolta nel 1965 dal neuropsicologo A. Lurija in un piccolo libro (Un piccolo libro, una grande memoria, Editori Riuniti), e trova nel cinema limpido e misterioso, spoglio e immaginifico di Paolo Rosa una traduzione inconsueta, antinaturalistica, astratta, che ingloba e supera le precedenti esperienze teatrali e video del suo gruppo. S.- che si chiamava nella realtà Zeresiwski - ha il volto da clown triste del bravo Sandro Lombardi, l' uomo travolto dallo smisurato magazzino dei ricordi che non riesce più a trovare la sua musica nell' alluvione di re diesis che affollano la sua memoria, che si traforma in un "mnemonista", esibendosi come fenomeno negli spettacoli popolari, che fugge la vita e il suo eccesso di sedimenti: mentre il professor L - un eccellente Roberto Herlitzka - cerca di dipanare il suo mistero sullo sfondo di una Mitteleuropa ricostruita in una vecchia costruzione Liberty di Milano, e la graziosissima Sonia Bergamasco incarna il suo sogno di concretezza. La ricostruzione di questo mondo, in cui si intrecciano infanzia e presente, memoria e ossessioni, quasi-onniscienza e disperazione, è condotta con rarefatta eleganza. E la favola (vera) ci dice, dell' oggi, che siamo esposti a troppo, e che rischiamo il caos dell'appiattimento.

Irene Bignardi - Repubblica - 30 agosto 2000